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A lezione da Donato Begotti - Intervista di Luca Sghirinzetti (PDF)

Chi lo conosce personalmente, sa quanto Donato Begotti riversi, nel suo lavoro, valori forti, che stanno alla base, oltre che della sua concezione professionale, del suo modo di vivere. E che ritroviamo in Private Lessons. Ne parliamo con l’autore, il cui entusiasmo per la nuova “creatura” è, come sempre, contagioso.

Finalmente pubblicato! Ce ne parli?
Ho voluto realizzare un metodo che andasse “dritto al dunque”! Nell’ambito professionale, un chitarrista è valutato, fondamentalmente, per come accompagna e per come fa gli assoli. E Il libro è impostato, per l’appunto, su due materie: la ritmica e il solismo. Con Private Lessons ho risposto alle richieste di lezioni private da parte di chitarristi che suonano da circa due anni, e che mirano ad un livello sufficiente per iniziare a lavorare.

Come è strutturato il libro?
Da quindici lezioni progressive, ognuna delle quali richiede circa un mese/15 giorni di studio. Con questo metodo si raggiunge un livello che, in una scala da zero a cento, si colloca da venti a ottanta. La realizzazione è durata circa quattro anni, e, sorprendentemente, il maggior impegno in termini di tempo è stato nel dargli forza comunicativa: la revisione delle bozze e il tentativo di essere il più sintetico possibile hanno richiesto circa otto mesi! Nel corso di questi anni, ho avuto modo di vedere, per fortuna, che la risposta dei “collaudatori” - i miei allievi - è stata oltre che utile, di grande entusiasmo!

Come mai ci sono contributi “esterni”?
Quando non so fare bene una cosa, preferisco affidarmi a chi è più bravo di me. E poiché ricevo molte richieste di lezioni sui modi, mi sono avvalso della collaborazione di due eminenti “modaioli”, e cioè Michele Quaini per il modo dorico, e Tony De Gruttola, per quello misolidio. Ho dato loro “carta bianca”. Risultato: chi ha testato le loro lezioni ne è entusiasta!

Veniamo a te. Su quali aspetti stai lavorando attualmente?
Ne sto approfondendo due: l’improvvisazione e la tecnica. Per migliorare la prima studio su basi stilisticamente differenti, una di seguito all’altra (country, metal, ambience…), ogni genere musicali privilegia i suoi intervalli, divisioni ritmiche. La sfida è improvvisare in maniera attinente. Lo faccio con tre obiettivi: cercare una melodia cantabile e semplice, avere suono nelle mani, e esprimere dei concetti cambiando scale. E poi cerco quello che nel libro chiamo “il coniglio bianco dal cilindro”, cioè qualcosa con cui “uscire di scena lasciando il segno". La tecnica invece…bè quella sono i miei allievi a chiedermela!

E’ vero che all’interno della tua carriera l’insegnamento è l’aspetto che hai privilegiato maggiormente?
Non è esatto. E’ cio’ che salta maggiormente all’occhio, perché è l’ambito in cui ho ottenuto i risultati più visibili. In 12 anni ho insegnato a più di mille chitarristi. Alcuni di loro sono in Mediaset, nella discografia italiana, cover band, solisti ecc. Ma sono “orgoglione” anche nell’ambito delle cover band (a volte più remunerativo di quello delle tourneè). Negli ultimi vent’anni ho suonato con cover band con un minimo di dieci date al mese fino a venti, in concerti seguiti dai 300 ai 7000 spettatori e se tutto è ok a giugno dovrei festeggiare le 2.500 date!! Essere in questo circuito è un impegno continuo e una grande fortuna. Ultimamente mi sono dedicato all’amplificazione -con il Brutus, una nuova cassa da registrazione, il prossimo Brutus Live- e alla didattica su libri…. Sai quale è il mio vero lavoro? Essere uno studente di chitarra rock!

E’ possibile imparare ad insegnare?
Assolutamente si’. E’ fondamentale, pero’, che sia una propensione naturale: Sconsiglio di farlo se non è la tua missione, o se lo fai solo “per arrotondare”! Voglio anche dire chiaramente che rispetto chiunque lo faccia per necessità; è assolutamente normale affrontare le difficoltà della vita. Ma l’insegnamento, inteso nel senso più nobile, è una missione, è un piacere che provi nel dare qualcosa di tuo. La mia regola principale, che adotto anche nel libro, è ripartire l’insegnamento su tre valori: un 70% di divertimento, un 20% di disciplina, perchè serve ad affrontare aspetti fondamentali altrimenti non raggiungibili, e un 10% di pazzia. Ci vuole anche un po’ di incosapevolezza nel momento in cui si sceglie un lavoro nella musica.

Parliamo del tuo sito: è vero, come hai detto una volta, che è un modo con cui tu ti regali?
E’ verissimo. E’ nato per due scopi, fondamentali e di pari importanza: contribuire e promuovere me stesso. Verso i trent’anni ho deciso che avrei voluto mettere a disposizione gratuitamente qualcosa di mio, un omaggio di quello che so fare, e cioè il chitarrista e l’insegnante. Puo’ sembrare strano, ma, per me, contribuire è un modo di fare del bene a me stesso. E non è, chiaramente, una forma di beneficenza: è innegabile che un sito ben fatto sia una promozione molto forte, che consiglio a tutti.

Quanto tempo dedichi al tuo sito?
Più di un’ora al giorno. Sai, quando raggiungo un obiettivo, mi “rompo” in fretta e subito voglio conquistarne un’altro. E una novità arriverà proprio nel sito: voglio realizzare una sezione di didattica on line, migliorare il forum (di cui vado già “orgoglione”, con in suoi 1700 utenti!) e perfezionare la qualità delle informazioni, cose per cui sto già contattando persone e investendo del tempo.

Per maggiori informazioni sul contenuto del libro clicca qui
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