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Musica Italiana - Intervista di Marco Cogliati



"In un ipotetico affresco (hard) rock sarebbe un "angioletto" che, con la sua chitarra, mira al cuore dei fan lanciando freccette incastonate di note musicali".

Occhi azzurri, riccioli biondi e tecnica pirotecnica, Donato Begotti è uno che è nato per fare il chitarrista. Come certe donne che già a prima vista tradiscono una propensione all'amore, così Donato non aveva altra possibilità: stare sul palco ad incantare la platea con i suoi virtuosismi. Anche madre-natura lo ha aiutato: più che sotto la Madonnina, lui sembra essere nato sulle rive di un lago svedese, o in una cittadina del distretto di Rotterdam o, al limite, in un sobborgo di Berna. Lui ha la cosiddetta "faccia da rock"; la mascella che solo quelli che fanno gridare la sei corde in un certo modo possono avere. E la caparbietà nello studio che non hanno eguali.

Donato è nato a Milano il 21 ottobre del '64 e di lui sorprendono la volontà ferrea e la serietà con cui ha intrapreso questa carriera: una concezione dello spettacolo che è molto americana, coadiuvata dalla facilità nello "sviscerare" le novità tecnologiche proposte dal mercato dell'effettistica. (Tra le altre cose Donato è pure dimostratore della Meazzi S.p.A., la celebre azienda milanese che distribuisce marchi di prestigio sul territorio nazionale da oltre 50 anni). Senza dimenticare la perizia con cui cura le trascrizioni dei più noti assoli rock apparsi su Guitar Club.

Ma c'è di più: Donato ha messo a punto un personalissimo approccio con la creatività coniugando fantasia e marketing secondo i dettami teorizzati per il mercato internazionale: nelle sue giornate infatti, c'è anche uno spazio dedicato alla lettura di alcuni testi fondamentali che riguardano questi meccanismi. Un'idea manageriale della moderna attività artistica.

Ma andiamo per ordine, riavvolgia- mo il nastro per scoprire più nel profondo il personaggio Begotti.

"L'approccio con il mondo della musica è arrivato tramite mio cugino che suonava in una band di rock'n'roll. Per me era fortissimo, peccato che poi abbia abbondonato. Un giorno mi vendette la sua chitarra, una Eko, per 60 mila lire. Poi abbandonai perché mi regalaro- no una tastiera. Dopo qualche anno ripresi a suonare quella Eko elettrica: da quel momento in poi quella chitarra l'ho veramente torturata: è stata riverniciata, ho cambiato i pick up, le meccaniche e poi tante altre modifiche...
Speriamo che mio cugino non legga questa intervista!!!
Adesso non esiste più e un po' mi dispiace. La vorrei ancora qui perché mi ha seguito per così tanti anni ..."
Guitar Club: Come tutti i ragazzi che suonano, avrai fatto le tue prime esperienze live con un gruppo di amici ...
Donato Begotti: Infatti. Era una band di rock demenziale tipo Skiantos; ci chiamavamo Obesus, non perché fossimo di una grande stazza, ma perché era un termine che faceva parte del nostro slang. Quando qualcuno in compagnia faceva un po' troppo il figo, noi dicevamo "Dai, non fare l'obeso!". Non era offensivo. Facevamo i nostri concerti e ci divertivamo un mondo. Stranamente, però, in quel periodo non mi misi a studiare la chitarra, bensì intrapresi lo studio del pianoforte.
E lo feci in modo serio al Conservatorio. Poi ci fu il momento in cui dovetti staccare per via del servizio militare. Tornato a casa, ripresi la chitarra ma non qualche difficoltà. Avevo il problema di non accettarmi più come ero. Perché prova a rimanere fermo un anno ... e chi suona sa bene cosa significhi.

Guitar Club: Come sei entrato nell'ambiente professionale?
Donato Begotti: Vai col lisssio! Ho iniziato da lì. E' stato molto gratificante. L'orchestra era forte e mi sforzai di essere all'altezza dei musicisti che la formavano. Anche se per loro era tutto OK penso tuttavia di non essere riuscito a suonarlo come si deve. Quello vero, non è assolutamente facile: come ogni genere lo devi vivere dentro. Nella musica nulla è facile e nulla è impossibile. Suonavamo nei locali, la gente ballava e io mi divertivo. A parte quando vedevo ballare fuori tempo. E' terribile andavo fuori anch'io! Il capo orchestra, uomo dal cuore d'oro, mi ammoniva con "occhio fulminate e sorriso sulle labbra". "Goldrake quantizzatore spaziale!". Hai presente le immaginette che ti metti sul cruscotto della macchina con la foto dei tuoi cari con su scritto "Non correre pensa a noi?" Ecco, me la volevano mettere sulla spia, ma con la foto del batterista! Finalmente cominciavo ad essere gratificato con i primi soldini. Guadagnare con il frutto dei tuoi studi ti fa acquisire una mentalità diversa.Ti cambia la mente. Alla mattina, quando ti alzi e inizi a studiare, lo fai in un'altra maniera. Tra l'altro da qui in poi inizia ad accadere una cosa fantastica. I miei genitori pian piano si sono trasformati in fans accaniti. Guai a chi mi tocca! Mia madre dice alle sue amiche: "Mio figlio è un grande chitarrista! Non lo dico perché è mio figlio, ma dovete sapere che lui eccetera, eccetera...! E io: "Mamma devi essere più obiettiva!". Fortunatamente è una metallara! Mio padre invece faceva l'industriale. E' un uomo che viene da una durissima gavetta. Mi ha sempre voluto in ditta accanto a sé. Si era ovviamente organizzato, ne era entusiasta e ne aveva fatto motivo di orgoglio. Io d'altro canto avevo anche studiato per questo. Accettare la mia scelta e chiudere la ditta senza successori non è stato facile. Anzi all'inizio è stata veramente dura. Soprattutto per lui che non ama la musica e aveva lavorato una vita per crearmi uno spazio e ormai tirava avanti solo per me! Prima non capivo le sue pesanti opposizioni, ora lo capisco perfettamente e sono contento che mi abbia ostacolato così tanto. Mi ha aiutato a sviluppare il "TIRO", il concetto di "volere è potere!". Ha fatto sì che la mia scelta fosse estremamente voluta senza compromessi. Ora lui è esattamente l'opposto. E' il mio segretario, manager, accompagnatore, consulente. Mia mamma invece probabilmente sta dicendo adesso a una sua amica "non perché è mio figlio, ma devi sapere che lui eccetera..." Chi ti vuol bene più di mamma ti inganna! Auguro a tutti i ragazzi di avere prima o poi il supporto dei genitori nella musica non è un must ma è sicuramente importante. Dopo sei mesi terminai col liscio. Gli impegni di lavoro iniziavano ad essere così tanti che non volevo rinunciare a studiare per guadagnare di più! Dispiacque a tutti, ci ercavano affezionati. Ero giovane e mi dissero qualcosa come "Vedrai che metterai le ali". Belle e meravigliose parole, mi volevano bene! Io a loro voglio ancora bene.

Rudy Brass (il capo orchestra) è stato il mio primo papà musicale. Gliene facevo di tutti i colori: inserivo la distorsione negli assoli (esageravo!), mi buttavo per terra durante il tango "La Cumparsita". Ma velo vedete il liscio con i tapping, la leva e gli armonici? Lui calmo come sempre mi riprendeva e mi faceva capire che ogni genere musicale ha il suo linguaggio, l'abilità del musicista sta nel plasmarsi, non nell'imporsi. Grazie Rudy!

Guitar Club: Ma quale è stato il punto di svolta della tua carriera?
Donato Begotti: Come studente intendi? Dopo il militare e dopo aver chiarito la mia posizione con i miei, mi buttai a capofitto nello studio. Ore ed ore. Spesso mi ritrovavo che era mattino, o mi svegliava mia madre che mi trovava impastato, con la testa sul libro perché mi ero addormentato senza accorgermene. Gli amici mi dicevano: "Ma come fai a studiare così tanto?". La domenica uscivo con loro e dopo un paio d'ore dicevo "torno a casa a studiare": allora mi prendevano in giro. Cosa ci potevo fare? Era l'unica cosa che volevo. Non mi è mai pesata neanche un attimo. Non è un merito studiare tanto se lo desideri. Non sono speciale! E' speciale chi fa una cosa che desidera? E' normale. Sarebbe speciale il contrario. E' come uno che ama giocare a pallone. Cosa gli vai a chiedere? Ma come fai a giocare così tanto? Speciale era invece la mia ragazza. A lei andava fatta la domanda "ma come fai a sopportare uno così?" sono certo che quando un lavoro si fa con amore, la fatica pesa meno ed è questo l'aspetto migliore della professione musicista: si lavora per divertirsi. Nonostante il mazzo che ti fai, ti diverti. Mi sta spuntando l'aureola?

Guitar Club: Malgrado la tua notevole preparazione, per quanto riguarda le tue collaborazioni, hai un curriculum piuttosto ristretto. Come mai?
Donato Begotti: Ti racconto un aneddoto. Un giorno partecipo ad una importante manifestazione musicale: i più grandi chitarristi rock d'Italia riuniti. Durante il sound check, uno per uno veniamo chiamati dal presentatore per enunciare il nostro curriculum. Arriva il mio turno e dico: "scrivo su Guitar Club, insegno al C.P.M., dimostro per Meazzi, suono negli O.xxx.A. In queste settimane sono in prima serata su Canale 5 in "Mina contro Battisti", su Odeon TV in "Rock and Roll" e sto per collaborare ad un video didattico per la Fabbri Editori". E il presentatore: Sì, ma dimmi quello che fai! Con chi suoni? Scherzi a parte, molto determinante è stata l'esperienza con i 70 Forever, gruppo di Dino D'Autorio e Bernardo Lanzetti, ('ex cantante della PFM), nel quale figuravano anche Aldo Banfi alle tastiere ed Enrco Gazzola alla batteria. In quella formazione entravo da studente: erano anni che mi preparavo tra le mura di casa. Stare con loro mi ha dato una scossa benefica; ogni sera, sul palco, mi confrontavo con i limiti che non sapevo di avere.

Guitar Club: Ci sono stati dei musicisti che sono stati la bussola della tua crescita tecnica?
Donato Begotti: Certo, come per tanti altri chitarristi, i miei punto di riferimento sono stati (e sono) Eddie Van Halen, Joe Satrani e Steve Vai. Con loro ho scoperto il tapping: da quando ho ricevuto la mazzata negli Stati Uniti vedendo armonizzare per terze e quinte, ho capito che due mani sulla tastiera possono fare tante cose. L'aspetto che mi interessa di più non è tanto la velocità, ma il fatto che la chitarra con questa tecnica suona in maniera completamente diversa. Per quanto riguarda più propriamente i miei idoli giovanili, ti devo dire che c'è stato anche Dodi Battaglia dei Pooh ed i Kiss con la loro arte dello show a livello estremo. Tanti sono passati di lì. Io credo che nella musica ci deve essere anche il "fumo": quando suoni dal vivo, al pubblico, a coloro che ti guardano, non devi consegnare solo l'arrosto. I tuoi brani devono essere suonati in maniera ottima e vanno serviti con un certo contorno. Bisogna giustificare il prezzo del biglietto con quegli elementi che fanno parte del concetto di spettacolo.

Guitar Club: La tua carriera si è comunque sempre mossa su binari diversi e paralleli ...
Donato Begotti: Anche questo è vero. Ho cominciato come dimostratore con la Mogar Music di Lainate, perché dal C.P.M. mi avevano indicato come uno dei migliori studenti diplomati. Mi avevano chiamato per lo Zoom e la Ibanez a sette corde. Successivamente il mio nome ha cominciato a circolare e così sono entrato in contatto con Sergio Oreglio della Meazzi Strumenti Musicali. Con questa azienda ho iniziato un lavoro molto intenso che mi ha portato anche all'estero.

Guitar Club: Sei sponsorizzato anche per quanto riguarda le chitarre?
Donato Begotti: No, posso urlare che quello che utilizzo me lo sono pagato di tasca mia! In particolare uso le chitarre Steinberger perché, molto prima di entrare in contatto con la Meazzi, avevo visto in un negozio uno strano modello senza paletta che mi attirava. Poiché sono uno che apprezza le novità ed è sempre disponibile a provare le cose tecnologiche, a differenza di chi se ne spaventa al solo pensiero, ho voluto subito imbracciarla. Tutti dicevano "Oddio, ma cos'è? Senza paletta? Perderà il sustain!" Io invece mi sono innamorato a prima vista. E' quella chitarra rossa con la quale mi hai visto, mi vedi e mi vedrai sempre più spesso. Anzi, sto facendo collezione di questi vecchi modelli. Ne ho comprata un'altra proprio recentemente. Ho usato comunque anche delle Fender Stratocaster modificate. Non sono comunque un musicista che suona con qualsiasi cosa gli passa tra le mani. Devo avere il mio strumento.

Guitar Club: Sei anche un trascrittore di famosi assoli rock ...
Donato Begotti: Ho iniziato a collaborare con Guitar Club proprio con questo tipo d'incarico. E' stato un momento importantissimo della mia vita. Non hai idea della difficoltà che c'è nel mettere su carta un assolo come quello di "Beat it": prova a trascrivere che la leva è stata tirata giù di un'ottava, ferma il nastro e cerca di capirlo. Oppure prova a far capire che quello è un armonico artificiale perché Eddie Van Halen ha colpito col polpastrello il XII capotasto. Insomma sono arrivato ad un certo punto che quasi la musica me la vedevo già scritta mentre la sentivo. Per stendere il brano di cui stiamo parlando, ci ho messo un mese perché non mi sentivo d'ingannare i ragazzi che investono tante ore della loro vita per imparare quella parte: dovevo dare la massima qualità. La cosa l'ho presa veramente sul serio, come del resto sono abituato a fare sempre nel mio lavoro. Quindi mano sul cuore e sotto con il lavoro. Ho sudato veramente, credimi.

Guitar Club: C'è qualcosa in particolare a cui stai lavorando adesso?
Donato Begotti: Ad un libro dedicato all'utilizzo degli effetti. Quando vado in giro a suonare, ricevo tanti complimenti per il modo in cui realizzo gli articoli per Guitar Club. Proprio prendendo spunto da questa collaborazione, ho approfondito il tema. Penso di essere in possesso di materiale esclusivo. Qualche tempo fa ho pure realizzato un video didattico di una serie della Fabbri Editori per il C.P.M. di Milano. In quel video parlo delle tecniche più evolute all'interno del mio ambito chitarristico.

Guitar Club: Hai avuto momenti particolarmente negativi nella tua carriera?
Donato Begotti: Direi di no! Se resti in piedi e ti senti OK, allora il bilancio è positivo! Ti posso dire quali sono le situazioni che mi hanno messo più in difficoltà, lacrimucce comprese. Quelle dove ci sono di mezzo gli amici. Per me l'amicizia è sacra! Forse troppo! Infatti per proteggermi ho imparato a vivere con un principio tutto mio. Non mi aspetto mai nulla in cambio. Quando dono qualcosa, materiale o non, ho ben chiaro in mente che lo faccio prima di tutto per me, per stare bene con me stesso e basta. Penso sia una forma onesta di egoismo, faccio qualcosa per te per vivere meglio io! Trovo molta più soddisfazione nel donare che nel ricevere. Se poi qualcosa arriva, tanto di guadagnato. Se non arriva sono contento comunque perché non prevedo di ricevere. E' semplicemente un atteggiamento mentale, però mi aiuta. Le ferite di "arma da amico" ti possono mettere in ginocchio, meglio indossare il corpetto per vivere l'amicizia al meglio, per non serbare mai rancore, soprattutto sul lavoro, che alla fine occupa la maggior parte del tempo della tua vita.

Guitar Club: Il tuo rapporto con la creatività?
Donato Begotti: Esistono delle potenzialità creative non legate all'estro o all'ispirazione del tal momento; voglio dire che ti puoi anche sedere ad un tavolo e decidere di creare. Ci sono dei metodi in questo senso e, personalmente, ho applicato ai miei studi alcuni concetti legati al marketing.

Guitar Club: E' una metodologia molto curiosa, come l'hai acquisita?
Donato Begotti: Ho adottato dei libri di Edward De Bono, un guru del marketing internazionale. Certe aziende che vogliono aumentare la produzione, ad esempio, si rivolgono proprio a questo signore che teorizza metodi atti a tirare fuori nuove idee, nuovi spunti. Dunque le sue indicazioni ti permettono di andare al di là del sederti ad aspettare che arrivi la giusta ispirazione. Sono linee-guida che personalmente utilizzo anche per crearmi nuovi lick di chitarra, o per migliorare la tecnica. L'unico inconveniente è che si tratta di volumi di circa 400 pagine ciascuno su cui ti devi fermare a meditare un po'. Ma se da ciò fuoriesce anche un solo spunto, la tua vita creativa può cambiare anche radicalmente. Comunque non è facile!

Guitar Club:
Il tuo domani?
Donato Begotti: Il mio desiderio per il futuro è continuare con l'insegnamento, scrivere libri e creare una band con buoni professionisti e amici. Fare con loro buona musica, creare belle canzoni e suonare tanto dal vivo. Mi definisco un chitarrista live. Quando ho davanti un pubblico, mi trasformo. Non riesco a stare fermo, salto, ballo, rotolo e grido. E talmente bello per me suonare, che quando ho la chitarra in mano, è come se avessi tra le braccia una bella donna! Suonare dal vivo mi realizza sono certo che se sei felice e sereno dentro trasmetti a chi ti ascolta vibrazioni, energia vitale ed un meraviglioso feeling, il pubblico recepisce questa positività e ti ricambia con quel meraviglioso gesto: l'applauso. Ci sto già lavorando. Spero tanto di aver il tempo necessario per poter realizzare tutto ciò al più presto. Che ne dite è una bella idea? Ce la farò? ...

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