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Non solo Rock - Intervista di Piero Pezzoni
Donato Begotti è insegnante di chitarra presso il C.P.M. nei corsi professionali ad indirizzo rock e nel corso seminariale "Tecniche ed effettistica della chitarra rock".
Musicista di sicuro talento, vanta studi, sia classici, (teoria e solfeggio e pianoforte), che moderni, (chitarra, armonia funzionale, armonizzazione e arrangiamento, software musicali).
Ha collaborato in passato con Bernardo Lanzetti e Cristiano Malgioglio ed è attualmente impegnato nel tour di Gatto Panceri e con la band Oxxxa con la quale tiene concerti in tutta Italia.
Tracciamo un profilo artistico di Donato Begotti attraverso un'intervista avvenuta negli uffici della scuola.
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Pezzoni: Partiamo dal passato: che tipo di studi hai effettuato, come ti sei formato didatticamente?
Begotti: Dopo essere stato chitarrista autodidatta, ho iniziato contemporaneamente con studi classici e moderni; classici con lo studio del pianoforte e moderni, invece, presso il C.P.M., nei corsi avanzati di chitarra con il grande Giorgio Cocilovo. In seguito ho ottenuto il diploma di teoria e solfeggio presso il Conservatorio di Alessandria, studiando con l'insegnante Maria Antonietta Spadea.
Ho ottenuto poi il diploma superiore in chitarra fusion del C.P.M. e parallelamente ho intrapreso lo studio di Armonia Funzionale col maestro Filippo Daccò, ottenendo il diploma di Jazz Master.
L'anno seguente ho conseguito, con lo stesso insegnante, il diploma di armonizzazione e arrangiamento.
Col maestro Gallini del Conservatorio di Milano ho invece studiato armonia classica.
Infine ho frequentato un stage estivo al Musician Institute di Los Angeles ed un corso seminariale presso il C.P.M. sull'utilizzo del computer Atari nelle applicazione musicali col Maestro Giorgio Tagliabue.
Vorrei, inoltre, ricordare alcune importanti lezioni di chitarra Jazz con Gigi Cifarelli e di chitarra blues con Claudio Bazzari.
Pezzoni: Come è nata in te l'esigenza di effettuare studi classici di pianoforte?
Begotti: Ho scelto il pianoforte perché, essendo chitarrista, volevo ampliare i miei studi verso un altro strumento; ho inoltre scelto il pianoforte per il fattore composizione, questo strumento rappresentava ideologicamente la completezza in quel senso. Ho intrapreso studi classici di questo strumento perché mi sembrava logico iniziare su quella strada e per voler assaporare la didattica di un genere diverso da quello che fino ad allora avevo affrontato.
Pezzoni: Come sei riuscito a portare avanti tanti studi contemporaneamente e così diversi tra loro?
Begotti: C'è stato un periodo della mia vita in cui lo studio rappresentava l'aspetto principale: mi alzavo al mattino ed iniziavo subito a studiare, arrivando a volte a ritrovarmi addormentato sui libri la notte seguente.
E' un periodo che ricordo con particolare piacere e che mi piacerebbe rivivere per studiare cose nuove, il lavoro però, ora non me lo permette.
Pezzoni: Ti sei voluto interessare al jazz per una formazione professionale completa o per un'esigenza personale?
Begotti: Avevo identificato nel jazz l'aspetto dotto della musica moderna e pur essendo un chitarrista rock, il bagaglio jazzistico ritengo sia per me fondamentale.
Pezzoni: Cosa ha rappresentato per te lo stage estivo al GIT di Los Angeles?
Begotti: E' stata un'esperienza importante soprattutto per il fatto che ho vissuto in quel caso l'unione tra divertimento e studio; diventandomi, come all'interno di una luna park, non avvertivo la fatica di frequentare e studiare dal mattino alla notte.
Nei corsi estivi infatti la scuola è aperta giorno e notte, così passavo da una lezione di fingerstyle ad una di tapping, passando attraverso il corso di ear training con l'utilizzo del computer, per finire con una lezione di armonia o musica d'insieme.
In questo stage ho cercato e ho trovato una realtà in cui tutto è a mille ed in cui il rock è l'espressione principale.
Pezzoni: Pensi di aver ricevuto molto dall'esperienza al GIT, anche in forza al fatto di averlo frequentato con un bagaglio didattico sostanzioso come quello che avevi? Esiste, secondo te, il pericolo di fallire, frequentando questi stage senza una preparazione adeguata per poter assimilare le tante nozioni di ti danno?
Begotti: Sicuramente uno stage di quel tipo risulta inutile se lo si frequenta senza le basi adeguate.
Nel mio caso la formula seminariale dello stage estivo ha funzionato perché mi ha chiarito i dubbi che fino ad allora avevo. In generale, il successo del corso lo si ottiene avendo una preparazione iniziale che ti permette di poter catturare sia lo spirito che la didattica che un'esperienza di quel tipo di può dare. Senza dimenticare che è fondamentale saper parlare inglese.
Pezzoni: Come è stata invece la tua formazione artistica?
Begotti: Sicuramente la mia formazione maggiore l'ho avuta nel periodo di cui suonavo con i 70 Forever, una band in cui militavano grandi musicisti quali Enrico Gazzola, Aldo Banfi, Dino D'Autorio e Bernardo Lanzetti.
Quella è stata la mia prima esperienza importante dover aver passato un lungo periodo "tappato" in casa a studiare.
Studiare in questo modo, in un certo senso, isolandomi dalla musica live, mi è servito, quindi mi sento di smentire in parte chi dice che si impara solo o soprattutto esibendosi.
A mio parere è fondamentale preparasi studiando. Con questo non voglio dire che non sia importante suonare, anzi si deve suonare, ma anche lo studio risulta indispensabile.
Oltre ai 70 Forever nello stesso periodo ho lavorato in studio con Cristiano Malgioglio.
Dopodiché ho iniziato l'esperienza con gli Oxxxa con qui ultimamente stiamo producendo materiale inedito. Questa band, a cui tengo moltissimo, formata oltre che da me, da Luca Scontrino alla voce, Giorgio Besana alla batteria, Marco Garau al basso e Alex Zaccheroni alle tastiere, sta in questo periodo impegnando gran parte del mio tempo, ricambiandomi però con grandi soddisfazioni.
Infine, l'ultima importante esperienza l'ho vissuta con Gatto Panceri. Infatti, tramite il C.P.M., ho partecipato ad una audizione per la formazione della band al seguito del suo ultimo tour. Venni preso alla "prima" grazie alla mia caratteristica anima rock che perfettamente si sposava con una ritmica di estrazione jazz e funky. Questo per soddisfare i diversi aspetti artistici di Gatto. Con Panceri ho registrato anche in studio il brano "Amarsi un Po'" di Battisti, usato in un album di remake di quest'artista, interpretato da diversi cantanti italiani.
Pezzoni: Come vivi il duplice ruolo di session man e di componente di un gruppo?
Begotti: Se dovessi scegliere tra le due diverse vie in futuro, la mia preferenza andrebbe verso un progetto artistico di una band piuttosto che verso il turnismo visto come mestiere. Questo nonostante le mie esperienze come turnista siano state ottime.
Pezzoni: Quali chitarristi ti hanno maggiormente influenzato?
Begotti: Agli inizi sicuramente Van Halen, in seguito Steve Vai e poi Joe Satriani, questo in ordine cronologico. In ordine d'importanza li metterei tutti sullo stesso piano.
Pezzoni: Esiste, a tuo parere, il rischio di copiare fino al punto di diventare una brutta copia di qualche musicista?
Begotti: Penso che, arrivati ad un certo punto, bisogna sicuramente tagliare i ponti con l'emulazione, ma sono convinto anche che si possa pensare di poter raggiungere i grandi.
Ho un esempio che faccio sempre ai miei allievi che può essere esplicativo: se tu hai un dardo in mano e ti accontenti di beccare il tondo del bersaglio, il dardo probabilmente uscirà dal bersaglio, se invece miri al centro colpirai magari il settanta.
Quindi bisogna puntare verso l'emulazione di Steve Vai per poterci andare vicino.
Pezzoni: Hai avuto influenze soltanto chitarristiche?
Begotti: Si, ho avuto influenze esclusivamente chitarristiche.
Pezzoni: Questo pensi sia legato al genere che suoni? Voglio dire: un chitarrista jazz può essere influenzato anche da un sassofonista.
Begotti: Scostandomi dal mio genere, penso di essere stato influenzato musicalmente dal mondo della classica.
Non magari nel mio fraseggio chitarristico, ma come approccio allo studio o alla musica in generale. In termini espressivi, forse possono essere influenzato dal violino che ritengo sia lo strumento più vicino alla voce umana, strumento per eccellenza.
L'espressione che tento di dare quando suono è legata soprattutto al suono che riesco a generare con il mio strumento.
Pezzoni: Come vedi il binomio tecnica - espressività: possono questi due aspetti, essere in contraddizione?
Begotti: E' mio parere che esista una differenza tra tecnica e meccanica; il pericolo nasce dall'eccessiva ripetitività di alcuni licks che risultano poi fine a sé stessi. La tecnica invece rappresenta il mezzo con cui riesci ad esprimere la musica che hai nella tua mente. Quindi con essa puoi abbattere i limiti fisici del tuo corpo per poter raggiungere quel che pensi.
Pezzoni: Chitarristicamente parlando, ho colto negli ultimi tempi, nel rock, un utilizzo sconsiderato della tecnica del tapping, fino ad arrivare ad un punto in cui alcuni dischi risultano solo un pretesto per poter utilizzare questa tecnica a più non posso.
Begotti: Il tapping è un altro modo per far suonare il mio strumento e per potergli dare una espressività diversa. Oltre che cambiare sonorità allo strumento, il tapping ti permette tecnicamente di poter suonare intervalli altrimenti "imprendibili". Quindi la tecnica al servizio dell'espressività: questo può valere anche per altre tecniche come, ad esempio, quella della pennata continua.
Pezzoni: Che strumenti utilizzi per la composizione?
Begotti: Chitarra o tastiere, partendo da un riff o da un giro armonico.
Voglio sottolineare che do alla melodia l'importanza maggiore nella composizione di un brano.
Pezzoni: Come vivi l'esperienza dell'insegnamento presso il C.P.M.?
Begotti: L'insegnamento mi gratifica e mi riempie di responsabilità, in quanto penso che un insegnante ricopra nella formazione di un allievo un ruolo di un'importanza enorme.
L'insegnante non può permettersi, quindi, di sbagliare. Deve essere innanzitutto preparato a lavorare con onestà.
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