Donato Begotti Home English version


  Newsletter    |      Search  

Una scelta importante
La scelta del sistema di amplificazione è una delle più importanti in assoluto. Con la definizione “sistema di amplificazione” mi riferisco ai sistemi Combo, Testata e Cassa, o alla sezione amplificatrice di un sistema rack che, come ben sapete, è separata fisicamente in due moduli distinti: Preamplificatore e Finale di Potenza. Tornando all’importanza della scelta di cui sopra, pochi sono i chitarristi che ne prendono coscienza; molti infatti, ancora alla ricerca del suono perduto, continuano ad investire in chitarre e processori vari. Ebbene: non esiste nulla in commercio, a nessun prezzo, che possa ristabilire l’eventuale insoddisfazione nei confronti di un preamplificatore scadente o di un finale di dubbia qualità! Non esistono né equalizzatori, né exciter, compressori, overdrive, tanto meno delay, riverberi, chorus, eccetera … nulla di tutto questo! E’ possibile camuffare o cercare di nascondere, ma ciò costituisce un semplice tentativo e l'amaro in bocca per avere sbagliato mira.

Personalità degli amplificatori
Come per le chitarre, anche gli amplificatori possiedono una determinata personalità. Perché allora esistono chitarristi con sette, otto chitarre e un solo amplificatore? Lo strumento genera il segnale, ma il suono che sentiamo lo crea l'amplificatore che spesso è più generico dello strumento stesso!
Provate a constatarlo: ogni genere musicale impiega i propri amplificatori e risponde a determinate caratteristiche.
  • Rock: molto potenti. Passano da una nitidezza cristallina alla distorsione più ululante. Con altoparlanti "infedeli".
  • Country: con acuti pesanti e medie percussive (cioè amplificatori simili a quelli rocchettari, ma senza saturazione). Con altoparlanti "fedeli".
  • Jazz: non aggiungono colorazione tonale al suono, sono cioè neutri. E' per questo che molti jazzisti preferiscono i sistemi totalmente a transistor.
La musica prende quindi la personalità dell'amplificatore utilizzato. Provate a suonare heavy metal utilizzando un Roland Jazz Chorus: è impossibile! E provate a suonarlo con una Stratocaster del '69. Si può fare, non è perfetta, ma si può fare! La sei corde in effetti può essere più poliedrica dell'ampli. Spesso mi capita di rispondere a domande di questo tipo: "Considerato che dispongo della strumentazione "X", per avere il suono del chitarrista "X", potrei acquistare il processore "X"?" Nella maggior parte dei casi si tratta di abbinare un processore di classe con un amplificatorino che costa meno del processore stesso. Sono dunque costretto a consigliare di cambiare il pre, il finale, o l'amplificatore! L'effettistica deve essere di qualità, non ci sono dubbi, altrimenti sarà inutile investire accuratamente in tutto ciò che sta prima (il motivo lo vedremo negli incontri futuri), ma un riverbero ad esempio, interviene sul suono nella maggior parte dei casi al 10-20%, mentre il restante 80-90%, è semplicemente pura sezione amplificatrice. In situazioni simili, se c'è uno strumento sul quale investire di più, è proprio l'amplificatore.

Scegliere la potenza giusta
Nella scelta dell'amplificatore giusto, è di importanza vitale il calcolo del wattaggio di cui abbiamo bisogno, perché uno sfruttamento ottimale del finale di potenza (quello che fa il volume), permette di ottenere il massimo dei risultati dell'amplificatore stesso in termini di salute e grinta sonora.
Il modo per determinare di quanti watt necessitiamo è in relazione a:
  • quanto "pesta duro" il nostro batterista.
  • quanto lontano dall'amplificatore intendiamo suonare.
Differentemente da come molti pensano, la dimensione dei luoghi in cui andiamo ad esibirci è di relativa importanza. Il volume deve essere correttamente bilanciato sul palco: tutto il resto è compito esclusivo dell'impianto voce.

Qual'è allora la potenza giusta?
E' quella che ci permette di sentire il nostro suono pulito alla distanza maggiore dalle casse alla quale intendiamo esibirci, mentre il batterista picchia duro. Se per sentirci siamo costretti ad alzare l'ampli ad un punto tale da fargli saturare il suono pulito, significa che abbiamo bisogno di più potenza, oppure che il resto del gruppo sta suonando troppo forte. Non è una lotta! Il batterista deve suonare con l'intenzione giusta rispetto al genere di musica e la band regolare i bilanciamenti in base a lui.
Facciamo dunque le seguenti considerazioni.
  • Prendete un ampli, regolate un suono pulito e alzate il volume fino a quando questo accenna a saturare. Quando satura, abbassate il volume al valore appena inferiore, fino a farlo tornare pulito.
  • Dite al vostro batterista di suonare, con il tiro e la grinta giusta, un brano nel quale utilizzate il suono pulito appena accennato.
Si potranno verificare i seguenti tre casi:
  • Il vostro volume è correttamente bilanciato con quello della batteria. Siatene fieri: state sfruttando al massimo il vostro finale di potenza!
  • Il vostro volume è superiore a quello del batterista. Se la differenza è minima siete ancora nella norma, ma se siete costretti ad abbassare il volume, significa che il vostro ampli è troppo potente e come tale non è sfruttato al massimo perché lavora sotto-potenza. Un "attenuatore di potenza" potrebbe risolvere la situazione egregiamente. Potrete così mettere a "manetta" il volume dell'ampli facendo uscire ad esempio solo 10 watt che avranno però il tiro impressionante della vostra testata regolata ai massimi regimi.
  • Il vostro volume è inferiore a quello del batterista. Se la differenza è minima e non ne soffrite allora tutto è o.k., se invece l'amplificatore è poco potente, penserete magari in futuro di sostituirlo. Nel frattempo potete aiutarvi con un buon monitoraggio, senza fare l'errore di alzare ulteriormente il volume perché nella maggior parte dei casi non raggiungereste ugualmente quello del batterista. Inoltre ne uscirebbe un suono orribile in quanto lavorerete in sovrapotenza e il vostro finale andrà troppo spesso in Overload.
Domanda: ma allora tutti quei muri di amplificatori, quelle decine di casse e testate che si vedono montate sui grandi palchi? Pura scena! La stragrande maggioranza di queste non è nemmeno collegata o addirittura vuota dentro. Può anche capitare che in una parete di casse, soltanto alcune siano collegate perché possano servano al chitarrista come monitoraggio nei diversi punti del palco. Quando vedrete però sei testate accese sarà difficile credere che siano tutte utilizzate se non come potenziali riserve di quella che sta funzionando. Una o due testate da 100w valvolari che suonano insieme forniscono molto più del volume necessario per suonare sul più largo dei palchi o con il più potente dei batteristi. Personalmente, amplifico in questo periodo la mia strumentazione con un finale di potenza valvolare VHT da 120w per canale e, per sfruttarlo al massimo, adotto una distanza dalle casse di almeno 5 metri: in caso contrario il volume mi stordirebbe letteralmente. Pensate che le note tenute negli assoli spesso innescano feedback anche a 10, 15 o addirittura 20 metri dalle casse, dipende dalla posizione in cui mi trovo. A che serve più potenza? Chi la utilizzerà mai? Diversa è invece la situazione per l'amplificazione a transistor. Qui si potrà andare anche oltre con 150 o 200 watt per canale per poter ottenere una sensazione di potenza volumetrica simile a quella valvolare. Alcune case costruttrici di apparecchi a transistor hanno fatto veri e propri passi da gigante nella ricerca tecnologica e probabilmente ne faranno altrettanti nei prossimi anni. Oggi infatti questi apparecchi sono in grado di offrire suoni molto simili a quelli valvolari con tecnologia a transistor. Fino a qualche anno fa era ridicolo solo a pensarlo, anche perché i finali di potenza a transistor utilizzati erano gli stessi degli impianti voce, volutamente Flat, e troppo puliti per lavorare con casse equipaggiate di altoparlanti estremamente infedeli come quelle per chitarra. Oggi invece è una realtà. Si è cominciato infatti a produrre finali di potenza a transistor realizzati appositamente per lavorare con speakers per chitarra. E' stata una grande svolta, anche perché i vantaggi offerti sono numerosi.

Valvolare o transistor?
Nonostante il sistema valvolare sembri essere ancora il prescelto dal punto di vista acustico, quello a transistor, oltre ad emettere un suono più che buono, è per diversi motivi più "comodo". Infatti, a parità di potenza erogata e di qualità, un finale valvolare rispetto ad uno a transistor avrà le seguenti caratteristiche:
  • Costa di più
  • Pesa di più
  • Occupa più spazio
  • E' più delicato
  • Richiede spese di manutenzione (cambio valvole).
Naturalmente è un discorso molto generico: tutti infatti sappiamo che esistono diverse eccezioni (ad esempio una delle mie testate Marshall in caduta libera da un'altezza di 2 metri circa, dopo 15 anni dal suo acquisto, funziona ancora come se nulla fosse accaduto. Alla faccia della delicatezza!). Ma anche uno solo di questi cinque fattori per alcuni musicisti determina la scelta verso questa nuova tecnologia. Non esiste dunque l'acquisto perfetto in assoluto, bensì diverse soluzioni ideali per ciascuno di noi che, avendo esigenze ed obiettivi differenti, sceglie la propria strada anche in termini di strumentazione....
Tutto il materiale presente su questo sito (testi, foto e marchi registrati) è tutelato dalla legge sul copyright che ne vieta quindi la duplicazione e la divulgazione anche parziale senza esplicita autorizzazione. Politica e Disclaimer

Copyright © 2005-2009 DonatoBegotti.com - Programmazione by enricolai.com