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La pasta del suono
Che cos'è?
Il preamplificatore è il cuore di un sistema a rack. Perché vi domanderete? Perché è responsabile della pasta! Chissà quante volte avrete sentito dire "non mi piace molto la pasta di questo preamp". Ebbene la frase è perfetta poiché indica chiaramente che ciascun preamp ha il proprio "DNA" che trasmette al segnale che lo attraversa. Non a caso esiste il suono Marshall, Fender, Soldano, Mesa Boogie, Rockman, eccetera.
Attenzione però, se il preamp non si sposa con i nostri gusti, o addirittura è di dubbia qualità, nessun prodotto in commercio potrà ovviare al nostro grado di insoddisfazione nei suoi confronti! Acquistate l'effettistica migliore su questo pianeta, ma non fatelo nel tentativo di mascherare la saturazione che non vi piace: non ci riuscirete.
Collaudare un preamplificatore
Regoliamo un suono molto saturo. Poi abbassiamo gradatamente il volume sulla chitarra fino ad arrivare al minimo valore. Suoniamo ed ascoltiamo cosa è successo. Se il preamp è un prodotto di qualità, avremo raggiunto un suono pulito adatto agli arpeggi, pizzicando debolmente le corde ed un suono leggermente distorto, adatto per le ritmiche con una maggiore percussione. Viceversa, se il suono è cambiato di poco ... fuggiamo! Significa che esso non è sensibile alla dinamica e come tale, limiterà l'espressione e la possibilità di sviluppare un suono personale. Nessun preamp mente davanti a questa prova.
Sistemi a canali e sistemi MIDI programmabili
Esistono in commercio due tipi di preamplificatori formato rack. Quelli a canali e quelli MIDI - Programmabili. Vediamone le differenze.
- Sistemi a Canali. Sono preamplificatori di concezione molto simile a quelli inglobati negli amplificatori. A seconda dei canali di cui dispongono (2, 3 o 4 generalmente), possono elaborare situazioni pulite, semi-pulite, distorte e distortissime. Ogni canale è progettato per svilupparne una in particolare. Le sonorità richiamabili in tempo reale sono naturalmente limitate al numero di questi. Il vantaggio di questi modelli rispetto a quelli MIDI - Programmabili stanno soprattutto nel prezzo e nella semplicità e resa sicura, data la scarsa possibilità di commettere errori. Ottima scelta per coloro che non necessitano di tanti suoni provenienti dal preamp e che non amano i libretti di istruzione.
- Sistemi MIDI – Programmabili. Sono preamplificatori che permettono di programmare tanti suoni diversi quanti sono i preset disponibili e di essere comandati nella maggior parte delle loro funzioni (la più semplice è il cambio del preset) mediante il MIDI, un linguaggio comune a molti strumenti musicali elettronici che permette loro di dialogare. La possibilità di avere a disposizione un vasto parco suoni è una delle maggiori potenzialità offerte. L'esempio seguente indica che nel 127mo preset è alloggiato un suono che abbiamo chiamato, per riconoscerlo, "Lead III". Questo preset differirà probabilmente dalle versioni "Lead I" e "Lead II" semplicemente perché avrà maggior volume e saturazione; ma visto che abbiamo a disposizione 127 "spazi" permettiamoci pure queste finezze. Alcuni preamplificatori MIDI - Programmabli dell'ultima generazione offrono l'opportunità di modificare in tempo reale gain, volume, equalizzazione, ecc.... Questo è possibile via MIDI tramite la funzione Continuos Controller. Se si pensa ciò che si è fatto fino ad oggi con un semplice wah-wah sotto il piede, si intuiscono subito le potenzialità di questo sistema che, alla stessa maniera, garantisce il controllo di decine e decine di parametri.
Preampificatore MIDI - Programmabile
Esiste tuttavia un grosso rischio con questo tipo di preamplificatori: l'errore e l'abuso nella regolazione del suono. In un preamp a canali è difficile sbagliare perché ogni canale è dotato di un guadagno e di una equalizzazione mirata al suono che deve generare. E' il costruttore che lo ha deciso in base ad una profonda esperienza e conoscenza in materia. In un pream MIDI - Programmabile invece l'unico punto di riferimento è il preset, ma purtroppo spesso questi non sono adatti al nostro modo di suonare, ed ecco che, se non si è già esperti programmatori (o ci si impegna a diventarlo) é possibile distruggersi con le proprie mani.
Valvolari o a transistor?
E' probabile che il sistema valvolare sia ancora il migliore nella maggior parte delle applicazioni, ma è anche vero che quello a transistor oggi come oggi gli passa veramente molto vicino. E' per questo motivo le varianti a suo favore come il costo, il peso, l'ingombro, la solidità e la manutenzione, diventano molte volte definitivi per la scelta finale. Quando si parla dunque del sistema migliore è sempre meglio specificare da che punto di vista lo si giudica tale.
Come ottenere più Gain
Diciamocelo: se un preamp non ha un bel suono distorto è difficile provarne interesse! Sembra che i suoni Clean vadano sempre bene, ma sui dist siamo tutti un pò più severi. Esistono tre modi diversi per ottenere maggiore gain dal proprio preamplificatore, e si ottengono collegando prima di questo un Overdrive, un Equalizzatore o un Compressore.
- 1) Overdrive. Il trucchetto sta nell'elevare il livello del segnale che entra nell'amplificatore mediante l'uso di un Overdrive. Un segnale di chitarra più forte del normale avrà maggiore effetto sulla sensibilità di ingresso del preamplificatore. Considerando che nostra intenzione è quella di inviare al preamp dell'amplificatore un suono più "grande" (non più saturo, quello sarà compito dell'amplificatore), potremmo provare anche ad elevare sull'overdrive il controllo di Level piuttosto che quello di Drive (vedi figura) evitando di saturare il nostro suono-base ancora prima di essere interpretato. Un'altra bella idea per ottenere lo stesso effetto è quella di inserire un preamplificatore nella chitarra stessa. Attenzione: i preamplificatori non devono modificare il segnale quando bypassati
- 2) Equalizzatore. Proviamo a collegare un equalizzatore prima del preamplificatore. Mettiamolo su On ma regoliamolo in modo da essere "neutro" (sugli equalizzatori grafici basta posizionare il cursore in posizione centrale, su quelli parametrici azzerare il controllo Level). Successivamente otterremo dall'amplificatore un suono Crunch, ovvero saturo ma non troppo. Adatto alle ritmiche. Ora interveniamo sull'equalizzazione andando ad aumentare di 15db le frequenze che vanno da 500hz a 1Khz (sugli equalizzatori grafici basta "tirare su" i rispettivi cursori, su quelli parametrici portare al massimo valore positivo Level. Esempio +15). All'improvviso il nostro suono Crunch si sarà trasformato in Lead, ottimo per assoli. Proviamo l'operazione contraria sottraendo con la stessa intensità le stesse frequenze (sugli equalizzatori grafici sarà sufficiente "tirare giù" i rispettivi cursori, su quelli parametrici portare al massimo valore negativo Level. Esempio -15). All'improvviso il suono Lead si sarà trasformato in Semi Pulito, e ci si potrà quasi arpeggiare. Potenza dell'equalizzazione Pre-Saturazione!Questi erano solo esperimenti, ma se vogliamo fare goal con questo sistema, cerchiamo di localizzare le frequenze risonanti della chitarra, successivamente enfatizziamole di quanti db desideriamo: vedrete che risultati! Diversi preamplificatori stanno ormai inserendo a bordo l'Equalizzazione Pre-Saturazione. Nulla di complicato anzi, immaginate semplicemente di vedere la scatoletta equalizzatrice del precedente disegno, direttamente inserita nel preamplificatore, e quindi MIDI e programmabile. A noi apparirà soltanto sotto forma di parametri da regolare, ma il principio sarà lo stesso. Molto valida è altresì la scelta di inserire un Boost/Attenuator direttamente sulla chitarra e dedicato a specifiche frequenze. Attenzione: nell'utilizzo di questo metodo per creare più guadagno, non impiegate la stessa sensibilità in ingresso (gain) del preamplificatore che usereste normalmente, ma abbassatela leggermente.
- 3) Compressore. Un Compressore è un'unità in grado di elevare volumetricamente i passaggi deboli per farli sentire più forti e di ridurre quelli troppo forti per farli sentire più deboli. Questo per comprimere l'escursione dinamica della nostra esecuzione entro una determinata gamma volumetrica. Mediante il controllo Level o Output, regoliamo poi il volume del suono compresso rispetto a quello originale. Portando lo stesso verso valori più alti possiamo invece sfruttare il compressore come un preamplificatore, inviando un segnale molto forte all'ingresso dell'ampli, "imballandolo". Attenzione: il compressore limita la dinamica! Usatelo con cautela. Seguire attentamente le istruzioni e le modalità d'uso.
Seguendo il percorso del segnale proveniente dalla chitarra, il primo stadio di elaborazione che si può incontrare in un preamplificatore è ...
Equalizzazione pre-distorsione
Il segnale entra nel preamplificatore e prima (pre) di arrivare allo stadio di guadagno (Gain nella figura) viene letteralmente "scolpito" da un equalizzatore.
E' importante notare che fino a questo punto il preamplificatore non ha ancora trattato il suono. Si tratta di una situazione molto simile al controllo di tono presente sulla chitarra o al pedalino equalizzatore messo tra quest'ultima e l'amplificatore (vedi figura successiva).
Per il preamplificatore nulla è cambiato (eccetto che l'equalizzatore si trova fisicamente in una scatola esterna) infatti anche in questa configurazione le modifiche effettuate sull'equalizzatore influenzano direttamente lo stadio di Gain.
L'equalizzazione pre-distorsione offre risultati estremamente diversi da quella post-distorsione. La differenza è paragonabile a quella che c'è tra i colpi di scalpello che intarsiano la struttura di una statua (massicci, di impostazione) e quelli che successivamente la rifiniscono (leggeri, di perfezionamento).
Attenzione: gli errori di eq. pre-distorsione si pagano cari! Un esempio? Provate a chiudere il tono della vostra chitarra e a riottenere con qualsiasi artificio il suono originale: sarà impossibile. Meglio tornare indietro e capire dove si è commesso l'errore. Viceversa i risultati saranno entusiasmanti. Pure essendo un sistema potente e chitarristicamente adatto all'elaborazione del tono, pochi lo conoscono (forse perché non è presente in molti preamplificatori), meno ancora lo sfruttano.
Gain
Il segnale a questo punto giunge ad uno stadio detto di guadagno. Qui si decide la natura del suono: pulito o distorto. Spesso incontriamo:
- Gain o Drive: è responsabile della quantità di guadagno: più è alto il valore più il suono è saturo, più è basso più è pulito.
- Overdrive 1 e Overdrive 2: corrispondono a due stadi di guadagno successivi (non sempre si presentano sotto questi nomi). Il primo invia la propria uscita al secondo che, andando così in distorsione crea frequenze armoniche che rendono più denso il suono. Importante: bassi livelli di Overdrive 1 seguiti da alti livelli di Overdrive 2 producono più rumore di fondo della situazione contraria.
Ultimamente sui nuovi preamplificatori appaiono controlli che si rifanno al vintage quali:
- Variac: Simula l'imponente saturazione raggiunta dalle valvole di un amplificatore quando è collegato a un'unità che varia il voltaggio. Il Variac è stato reso famoso da Van Halen anche se già da molto tempo lo si vedeva dietro i valvolari di molti chitarristi. Che cos'è? E' uno "scatolotto" che si collega alla presa di corrente per regolare il livello di voltaggio di qualsiasi unità collegata. Collegandogli un amplificatore valvolare e elevandogli la tensione in ingresso, si "tirerà il collo" alle valvole. Lo strumento acquista una botta sonora dirompente perché aumenta sia come potenza (20-30%) che come escursione dinamica. Chitarristicamente significa che calibrando il tocco della mano destra e controllando il volume con il potenziometro sulla chitarra, possiamo anche arpeggiare con il suono degli assoli. Tutto questo perché l'amplificatore è diventato maggiormente reattivo all'azione percussiva del plettro ed ha acquisito livelli più dinamici. Con uno strumento in queste condizioni cresce la possibilità di sviluppare un suono personale in quanto viene tradotta più fedelmente la tecnica, il tipo di attacco, le espressioni ecc. Il Variac originale ha però una grossa controindicazione: accorcia enormemente la vita delle valvole (1). Quello che si incontra in alcuni preamplificatori moderni, specialmente se a transistor, è solo una simulazione e ovviamente non crea difficoltà di questo tipo.
- Rectifier: Replica nel preamplificatore l'effetto delle valvole rettificatrici un tempo utilizzate nei finali di potenza. Il circuito controlla dinamicamente il punto di saturazione dello stadio di guadagno, pure in questo caso permette di abbassare il volume della chitarra in un suono distorto, ottenendone uno molto più pulito. Dopo anni di tentativi, più o meno riusciti, per simulare un vero e proprio suono vintage le case costruttrici hanno raggiunto risultati positivi anche reinserendo questo tipo di valvole nei circuiti dei loro finali. La leggenda narra che Van Halen avesse un tecnico dietro gli amplificatori che, indossando guanti di amianto, cambiava il set di valvole dopo un certo numero di brani eseguiti.
(1) La leggenda narra che Van Halen avesse un tecnico dietro gli amplificatori che, indossando guanti di amianto, cambiava il set di valvole dopo un certo numero di brani eseguiti.
Equalizzazione post-distorsione
Il suono creato nella sezione Gain, ora è pronto per essere ritoccato (vedi ancora l'esempio della statua). Importante: questo stadio è rilevante per le rifiniture, ma non fa miracoli. Per intenderci riferiamoci all'immagine di un televisore: se è scarsa sarà possibile migliorarla agendo sul contrasto-colore-luminosità, ma la sostanza non cambia e l'immagine rimarrà sempre scarsa. Tornando al suono ecco alcuni consigli pratici:
- Manca di definizione e chiarezza? Se abbiamo la coscienza a posto con la quantità di saturazione utilizzata proviamo ad aumentare la presenza: la sua insufficienza rende poco intelligibile il messaggio (2).
- Sentite che il suono non ha corpo o ne ha troppo? ? Lavorate sulle frequenze medie. Pensate in termini di ossatura di sostegno.
- Un metodo per valutare la quantità di frequenze basse? Regolate un suono distorto e suonate il MI basso stoppato con il palmo della mano destra. Non scapperanno al vostro giudizio: quelle che ci sono, usciranno tutte fuori allo sbaraglio!
(2) Questo è il motivo per il quale si dice spesso: "Non ho capito, può ripetere per cortesia?". Diciamola così: nella cornetta non c'è presenza!
Quando lavorate sull'equalizzazione, tenete presente che non sempre aggiungere o esaltare frequenze è la cosa migliore. Grandi risultati si ottengono anche con il procedimento contrario, quello sottrattivo. Giudicate voi stessi paragonando dei presets, ma fate attenzione che siano allo stesso volume, altrimenti preferirete quelli in addizione il cui volume maggiore influenza positivamente il giudizio. E' un illusione psicoacustica. Questo è il motivo per il quale si dice spesso: "Non ho capito, può ripetere per cortesia?". Diciamola così: nella cornetta non c'è presenza!
Output
Qui si decide il volume di uscita del segnale dal preamplificatore. La maggior parte è dotata di due controlli: uno agisce sul singolo canale o sul singolo preset, l'altro invece opera globalmente su tutti i canali o su tutti i presets. Come comportarsi?
- Prima di tutto regolare quello con intervento globale (Output Level) in una posizione di momentaneo compromesso come per esempio a metà corsa (ore 12). L'importante è non rimanere sui primi gradi per non correre il rischio di alzare troppo sin dall'inizio i preset singoli.
- Successivamente, elaborare i vari bilanciamenti tra suoni distorti e puliti, ritmiche e assoli, cercando di non giocarsi mai i valori massimi. Arriva sempre il momento nel quale c'è bisogno di più volume.
Ora, se il preamplificatore è l'ultima unità in catena e tutto il resto è nel Send/Return il suo Output Level funge da volume generale di tutto il sistema (es. A), se invece è collegato a un'altra unità inviate a questa un segnale che la mandi raramente in clip, rilevando una saltuaria accensione del led rosso. Sarà l'Output Level di questa unità a fungere ora da Master Volume (es. B).
Bilanciamenti dei Preset
Due parole sono tuttavia da spendere sul discorso dei bilanciamenti dei singoli preset (o singoli canali).
- Suoni puliti. Un suono pulito ha un'escursione dinamica che va da "0" a "100" (valori virtuali, inventati). Questo vuole dire che se pizzichiamo leggermente le corde potremmo anche non sentire il suono nell'insieme della band per via del volume troppo basso es. "5" (inventato). Invece, percuotendo forte arriveremmo al valore massimo assordante che manda in clip l'effettistica perché troppo potente es. "95".
- Suoni distorti. Un suono distorto si comporta molto diversamente avendo un'escursione dinamica più limitata, per esempio da "20" a "80" (altri valori virtuali). Se pizzichiamo dolcemente la corda si sentirà sempre di più di un suono clean perché parte da una soglia minima superiore ("20" anziché "0"), percuotendo forte invece non arriverà mai a "100" perché il suono si fermerà ad un limite dato dalla saturazione dei vari elementi di amplificazione della catena del pre (ad es.: "80").
I suoni puliti genereranno due tipi di difficoltà:
- Quando si eseguono parti dinamicamente delicate, come ad esempio, gli arpeggi di accompagnamento, si corre il rischio di non essere uditi.
- Quando si eseguono ritmiche funky di una certa percussione, usciranno dei volumi impressionanti e si manderanno spesso in picco le unità successive.
- Si adotta l'utilizzo di un compressore/limiter. Questo oltre che ad essere un espediente, porta anche ad ottenere sonorità ritmiche classiche del funky o solistiche tipo "Another Brick In The Wall". (Il compressore è un altro di quelli strumenti da usare con saggezza. Lo vedremo prossimamente).
- Si controllano gli scompensi con il potenziometro del volume sulla chitarra.
In entrambi i casi è una scelta che dipende oltre che dal modo di suonare, anche dal tipo di musica e dalle dinamiche che si vogliono creare.
Un'ultima nota su questo argomento. Tenete sempre presente che meno è distorto un suono, più questo viene avvertito nel mix. Se, ad esempio, avete due suoni di ritmica distorta, di cui uno Crunch (meno distorto) e l'altro Dist (più arrabbiato), conviene tenere leggermente più alto il secondo per mantenere un rapporto di intelligibilità bilanciato.
Importante: l'incremento di volume va programmato in base alla band che suona e non in casa da soli con il proprio rack!
Quando la saturazione è troppa
Avete presente la classica frase "Non capisco niente di quello che fa quel chitarrista", oppure "Questi rokkettari sono tutti uguali"?Ebbene la saturazione è una delle principali cause responsabili.Ridurre il guadagno non è semplice perché facilita l'esecuzione. Ne deriva una dipendenza psicologica legata in fondo ad una leggera insicurezza.
Purtroppo non è tutto. Troppa saturazione limita la dinamica e camuffa l'attacco del plettro. E' bene sapere che l'orecchio umano ottiene la maggior parte delle informazioni nei primi millisecondi di propagazione di un suono: tutto il resto ha, in proporzione, un'importanza molto minore! Ecco che camuffare in qualche modo questo breve istante, vuole dire correre il rischio di assomigliarsi, di essere tutti uguali.
Lavorando sugli aspetti della propria tecnica esecutiva ci si potrà sorprendere di quanta poca distorsione si ha bisogno.Gli amplificatori valvolari distorcono maggiormente se si colpiscono le corde più pesantemente, perciò è possibile controllare l'ammontare della distorsione semplicemente calibrando la durezza dell'attacco del plettro.
Esiste un campanello di allarme che segna un abuso?
Si! Quello più ovvio dovrebbe suonare quando dovunque ci si sposti la chitarra "fischia"!
Come regola generale anche con il suono dell'assolo, ci si dovrebbe poter piazzare con il pick-up di fronte al cono senza timore. Se fischia significa che qualcosa non va: c'è un abuso.
Riassumendo un abuso porta a:
- Perdita di intelligibilità personale. L'esecuzione è poco chiara
- Perdita di intelligibilità della band. Danneggiamento del mix generale
- Spersonalizzazione. Si tende ad assomigliarsi
Io direi questo: se ti senti sicuro di quello che suoni, prova a farlo con ancora meno saturazione, se ci riesci hai sicuramente più possibilità di essere capito, riconosciuto, apprezzato, altrimenti pazienza. Però provaci!
Esistono situazioni particolari nelle quali maggior gain è quello che ci vuole; questo potrebbe essere il tapping, il legato, l'uso della leva, la buona uscita degli armonici, un assolo particolare che ne richiede la necessità e altre a seconda delle esigenze personali. Ricordiamoci però che un uso parsimonioso porta sempre a risultati migliori.
Se il suono degli assoli è troppo "piccolo", sarà meglio provare a lavorare sull'equalizzazione, con corde più grosse, plettri più pesanti, migliori pick up, ecc..., prima di aumentare la saturazione.
La legge è: "Il meno possibile".
Direct outputs
Le Direct Outputs (altrimenti Recording Outputs, Full Range Outputs, ecc...) inviano un segnale chitarristico appositamente manipolato per fare ingresso in sistemi Full Range, (ovvero impianti voce, mixers, registratori ecc...) simulando il suono che catturerebbe un microfono posto davanti al cono di una cassa. Cosa succede se colleghiamo le normali uscite L e R per lo stesso scopo? Otteniamo il famoso effetto "zanzara" dei suoni distorti nonché dei puliti piccoli e poveri. Dalle normali uscite L e R (Amplifier Outputs) si preleva un segnale idoneo a essere consegnato ad un finale di potenza per chitarra e, soprattutto a degli speakers per chitarra, i quali essendo dotati di altoparlanti volutamente "infedeli" non sono nemmeno in grado di diffondere l'intero spettro delle frequenze (full range). Intendiamoci, non è uno svantaggio, è fatto appositamente! Ecco alcuni vantaggi offerti dal collegamento in diretta.
Home recording. Vantaggi nell’utilizzo casalingo
- Evita di microfonare le proprie casse per registrare, risolvendo i problemi di volume casalingo che determinerebbe un amplificatore "tirato" al punto giusto.
- Fa risparmiare tempo e tentativi necessari per una buona microfonatura.
Studio di registrazione. E' possibile recarsi ad una sessione di registrazione semplicemente con un preamplificatore, una chitarra, fare tre collegamenti, qualche eventuale ritocco di equalizzazione e si è pronti. Comodità a parte, è bene sapere che per la produzione, il cosiddetto turnista rappresenta un costo doppio:
- il suo cachet
- Quello che dovranno pagare allo studio per il tempo da lui impiegato nella sessione.
Ecco che risparmiare tempo vuole dire fare risparmiare denaro, quindi essere più competitivi, quindi lavorare di più, quindi diventare ricchi e famosi ecc..., e se un giorno vi chiederanno "Come hai fatto a diventare il più grande chitarrista del mondo?" Voi risponderete: "E' stato facile, ho usato le Direct Outputs!"
Live. Quando dal vivo microfonate le vostre casse, i microfoni posti di fronte a queste non catturano solo il vostro suono, ma anche tutti i rientri dei monitors e i segnali degli altri musicisti (es. il rullante del batterista).
Il tecnico non ha quindi pieno controllo perché nel vostro canale non ci siete solo voi. Collegandosi in diretta tramite la famosa "ciabatta" posta sul palco questo viene evitato.
Come abbiamo visto esistono diverse valide ragioni per utilizzare le Direct Outputs.Ma allora perché non collegarle sempre? Perché la qualità sonora di una buona microfonatura è, fino ad oggi, superiore. Il microfono agisce similmente ad un orecchio umano, anzi è più fedele. Sente l'ambiente, che è fatto di pareti riflettenti, pavimenti forse moquettati, soffitti bassi, alti, e a seconda di dove lo si sposta predilige certe frequenze al posto di altre. Tutto questo nelle Direct Outputs può solo essere simulato; il microfono invece non deve simulare niente. La scelta quindi varia a seconda dei casi e delle esigenze.
Send e return
- 20 o + 4 db? Quasi tutti noi chitarristi utilizziamo processori sotto forma di pedali o unità a rack. Per farlo spesso li colleghiamo nel Send/Return del nostro preamplificatore. La situazione è più delicata di quanto sembri ed è facile commettere errori. E’ necessario conoscere ciò:
- I pedali sono studiati per lavorare con segnali di basso livello
- Le unità a rack, nella maggior parte dei casi, con dei segnali di livello più alto detti di linea (a meno che non dispongano della selezione per lavorare anche con segnali di basso livello).
Per questo motivo si rende necessaria una situazione separata: entrambi i sistemi non possono convivere nello stesso Send/Return: pena il degrado del famoso rapporto segnale/rumore. Relazione che ormai sentiamo da tempo, ma che non curiamo. Ecco come comportarsi con alcuni dei più diffusi sistemi di mandata/ritorno effetti:
- Se sono presenti due Send/Return in un pre significa che a uno vanno collegati i pedali (segnali di basso livello es. -10db) e all'altro le unità a rack (segnali di linea es. +4db). Il Send/Return a basso livello è generalmente inserito prima dei controlli di equalizzazione, questi ultimi quindi agiranno sul processore che sarà collegato. Se ad esempio collegheremo un compressore saremo in grado di restituire i toni alterati dall'effetto di compressione stesso perché l'equalizzazione è posta dopo il Send/Return.
- Se avete un solo ingresso probabilmente a fianco disporrete di un pulsantino che ha il compito di regolarizzare questo rapporto. Noterete anche due valori, uno minore e l'altro maggiore, (es.: -10db/+4db). Utilizzate il primo per i pedalini e il secondo per le unità a rack.
- Se disponete di un potenziometro per la regolazione della mandata effetti, ancora meglio (visto che non tutti i processori lavorano a -10db o a +4db) con questo potrete eseguire una ricerca fine, senza discostarsi troppo dai parametri che restano sempre standard.
Serie & Parallelo. Alcuni preamplificatori offrono la possibilità di collegare processori esterni in serie, altri in parallelo, altri in entrambi i modi In serie significa "uno dopo l'altro" (in fila), in parallelo "uno accanto all'altro" (a fianco). Se manca quest'ultima opportunità sul vostro pre, è necessario sapere di quale dei due tipi precedenti si tratta, poiché ciò ha grande influenza sul suono.
- Parallelo. Il Send/Return parallelo divide in due il segnale del pre-amp, trattiene quello diretto nell'amplificatore e attraverso il send ne invia uno parallelo al processore esterno. Questo, dopo averlo elaborato, lo rispedisce nel return dove viene missato da un apposito controllo (Mix, Effect, ecc....) con quello originale. Importante: bisogna far tornare nel preamplificatore il solo segnale effettato. Azzeriamo sul processore esterno il segnale diretto (Dry), poiché il bilanciamento deve avvenire all'interno del preamplificatore dove è già presente un segnale Dry. E' inutile farne quindi arrivare un altro.
- Serie. Il Send/Return in serie invia l'intero segnale del preamplificatore al processore esterno. Da qui, dopo essere stato integralmente processato, rientra.A differenza del sistema parallelo, il bilanciamento Dry/Effect in questo caso avviene nel processore esterno. E lì che si decide la porzione di suono originale e processato.
Processori & Effetti. Semplifichiamo, dividendo i processori in 2 famiglie:
- Processori. Sono quelli che processano l'intero segnale. Distorsori, Compressori, Limiters, Equalizzatori grafici e parametrici, ecc. Per essi è consigliato il collegamento in serie o tra chitarra e amplificatore. Essi generano l'effetto lavorando in tempo reale.
- Effetti. Sono quelli che mixano una porzione di segnale trattato a quello originale. (Non processano l'intero segnale).Delay, Riverberi, Chorus, Flanger, Pitch Transposer, ecc.... Per essi è consigliato il collegamento in parallelo. Essi generano l'effetto basandosi su circuiti di tempo di ritardo.
Importante: non è consigliabile collegare il distorsore nella mandata/ritorno effetti. Questo è il motivo principale di insoddisfazione nei confronti del suono saturo dei multieffetti quando usati negli amplificatori.
Il distorsore, o chi per esso, va posto prima del preamplificatore. Collegando il multieffetto nel Send/Return conviene escludere la distorsione inclusa nei suoi presets e utilizzare quella dell'amplificatore.
I migliori risultati dai multieffetti si ottengono facendoli lavorare da soli (es.: chitarra-multieffetto-mixer). Se collegati ad un ampli diventano pericolosi in misura proporzionale alla nostra impreparazione.
Effetti: qualità della conversione. Una lancia va spezzata a favore dell'effettistica di classe elevata. Qui il rinomato processo di conversione del suono A/D-D/A (da Analogico, come lo sentiamo noi, convertito in Digitale, da elaborare. Da Digitale ad Analogico, per poterlo riascoltare) è così accurata da influire negativamente in maniera molto inferiore anche con il collegamento in serie. Perciò, se il processore digitale è di prima categoria un collegamento del tipo "esco dal pre ed entro nell'effettistica per poi andare al finale" non preoccupa più di tanto (anche se un collegamento parallelo è sempre preferito). Chi più spende meno spende!
Utilizzare solo il pre o finale del proprio amplificatore
Per diversi motivi può essere necessario utilizzare solo il preamplificatore del proprio amplificatore. Es.: entrare in uno speaker simulator esterno per collegarsi ad un mixer oppure per usare un altro finale. Questo è possibile prelevando il segnale dall'uscita Send (o qualsiasi nome abbia la mandata effetti sul nostro amplificatore).
Se invece è proprio il pre a non soddisfarci, possiamo utilizzarne un altro sfruttando pur sempre il finale e gli speakers dell'amplificatore facendo ingresso nel suo Return (o qualsiasi nome abbia il ritorno effetti sul nostro amplificatore).
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