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Introduzione
Cercherò di fare attenzione a due cose:
  • Non venire frainteso e quindi vanificare l'obiettivo di questo libro!
  • Rendermi utile evitando il rischio di diventarti antipatico!
Ecco perché cercherò di ponderare i termini e, se dovessi eccedere, spero mi concederai un buono di tolleranza! La qualità' del suono arriva dalla strumentazione. La personalità del suono non arriva dalla strumentazione.

“Leggi articoli che chiedono a Van Halen come ottiene quel suono. Bene è lui che lo ottiene, non la chitarra…
Steve Morse. Guitar Player, ottobre 1989


Questo libro è stato pensato per ottenere un bel suono di chitarra, tuttavia se desideri un'impronta personale non cercarla solo nella strumentazione! Cercala nelle tue mani! Sono le mani di Van Halen che ottengono quel suono! E' vero che acquistando la sua strumentazione ti avvicinerai al suo suono, ma mai quanto studiare il suo tocco! E riguardo a questo: Per assurdo ti dirò che se non studi o suoni spesso su un buon amplificatore il suono personale potrebbe non arrivare per lungo tempo. Lo sai perché? Perché per imparare a controllare la dinamica che offre un buon ampli… è necessario praticare su un ampli che offra dinamica. Quando si pratica molto? In fase di studio. Ecco perché suggerisco di studiare con strumentazione di prima qualità, possibilmente la stessa con la quale suoni dal vivo . Diversamente, studiando con un ampli con poca dinamica si può, in alcuni casi, correre il rischio contrario, cioè rovinare il tocco. Quindi cerca di sviluppare il tuo tocco!

Cosa si intende per tocco?
L'abilità tecnica di riuscire a realizzare con le dita quei "colori che hai in mente. Stai facendo un assolo e intanto pensi: “adesso diminuisco la dinamica, inserisco un armonico e chiudo con una svolazzata di sedicesimi!” Questo richiede veramente tanta tecnica. Richiede anni di applicazione e volontà ed è udibile su qualsiasi strumento. Per sviluppare un suono personale potrebbe essere utile prendere decisioni circa
  • Il plettro
  • La scalatura delle corde
  • L'action
  • L'inclinazione con la quale la mano destra percuote le corde
  • L'altezza della tracolla
“Devi solo continuare ad ascoltare e cercare di trovare il suono, perché è nelle tue mani più di qualsiasi altra cosa. E' la maniera in cui suoni, la maniera in cui plettri, la maniera in cui tieni la chitarra…”
Stevie Ray Vaughan. Guitar Player, ottobre 1984


Sviluppando il tuo tocco personale, accadrà così: un giorno arriverai in un locale dove c'è un ampli che non hai mai visto e che fa pure schifo! Ti attaccherai, farai quattro regolazioni toste e precise (perché hai letto questo libro!) e via: stupirai il pubblico. Diranno di te: "Mannaggia… quello ha un gran suono in qualsiasi ampli si colleghi!" La realtà è che sei in possesso di tecnica strumentale e che sai come regolare un ampli per ottenere quello che vuoi. Ecco perché ottieni questi risultati, mica per culo! Quindi:
  • Studia la strumentazione: per regolarla a servizio del tuo modo di suonare (ciò di cui si occupa questo libro)
  • Studia il tocco: tecnica, attacco, vibrati bending, dinamiche (ciò di cui si occuperanno i miei prossimi libri).
“Suono picchiando abbastanza forte. Per fare quello che faccio devi essere forte oppure ti stanchi subito…”
Ry Cooder. Guitar Player, marzo 1980


Forse posso venirti in aiuto illustrandoti di alcune mie scelte. Non prenderle alla lettera, prendile semplicemente come un dialogo con un chitarrista che ti dice qualcosa di sé. Adotta, se la ritieni opportuna, la motivazione della scelta, non la scelta stessa!

Plettro
  • Materiale: metacarbonato per un suono che non deve essere caldo e rotondo ma secco e definito. A me non piace il suono caldo e rotondo. Sono fatto così, non significa che ho ragione. E' questione di gusto.
“Suono con una moneta da 25 cents! Mi dà un suono molto carino, un tono molto ricco…”
Billy Gibbons. Guitar Player, agosto 1984

  • Dimensione: negli assoli ho scelto di utilizzare plettri heavy perché voglio che la forza che imprimo sulle corde arrivi tutta a destinazione. Un plettro di calibro “medium” si fletterebbe trasmettendo solo il 50% di quello che imprimo. Nelle ritmiche utilizzo i medium perché è necessario che questo si fletta permettendomi di bilanciare il volume di più corde suonate contemporaneamente.
  • Punta: utilizzo plettri con tanta punta, perché sento che mi aiuta nella velocità. Questo non significa che ci vuole la punta per andare veloci! Per il mio modo di suonare, per la mia impostazione definitasi in questi anni, sì! E per la tua?
Chitarra
  • CORDE: 009-046 o 009-042
“Utilizzo anche corde molto spesse da 010 o 011 a 054. Penso che le corde più grosse diano un suono molto migliore...”
The Edge (U2). Guitar Player, giugno 1985

  • Action: molto alta. Ho una pennata pesante. Se l'action fosse bassa le corde sbatterebbero sulla tastiera e perderei sustain ... perché la corda morirebbe sulla tastiera. Il suono viene sempre prima. Andrò meno veloce, ma avrò un buon suono. Attenzione alle corde basse, quando la corda frusta sulla tastiera questo significa che deve essere alzata! Se i bending si stoppano quando tiri la corda, è meglio alzare l'action. Ma così non riescono i legati! Chi se ne frega dei legati se il suono fa schifo! Quando avrai tempo, studierai di più la tecnica, ma ora non cadere nella trappola psicologica dell'action bassa pro-velocità: è un buco nero dal quale è difficile uscire. Si resta intrappolati!!!
“Tenere l'action alta aumenta il sustain. Così anni fa ho deciso di approfondire la tecnica in modo che lo strumento risponda come voglio. Molte persone pensano che la mia action sia troppo alta...”
Larry Carlton. Guitar Player, maggio 1977 e giugno 1989

  • Pickup. Li provo su altri modelli e li monto sulle mie chitarre
  • Preamplificatore: regolo poca saturazione. Preferisco i suoni dinamici piuttosto che quelli compressi. Un eventuale aumento di saturazione lo ottengo con un booster, non con un distorsore.
  • Finale di potenza: modalità Pentode. Low Damping.
Tocco
  • Studio cercando di calibrare l’attacco della mano destra in funzione di un suono che ho pensato (prima penso un suono e poi cerco di realizzarlo). Per quanto riguarda la sinistra mi sono premurato di approfondire il vibrato, in particolare di metterlo a tempo con qualsiasi divisione ritmica. Mentre studio mi dico: ora suono incazzato, ora melanconico, e cerco di realizzarlo. Alle volte penso ad una fotografia, alle volte ad una persona, alle volte mi abbandono ad uno stato d’animo vissuto precedentemente. Tutto serve. Oppure mi pongo dei limiti (porsi dei limiti è una fonte di creatività inesauribile) tipo: non suonare più di una nota ogni tre secondi, oppure non suonare improvvisando sul numero di beat che estraggo a caso da un vasetto (es. se esce 1 e 4 non potrò suonare sul primo e sul quarto quarto). Ecc…
  • Picchio forte. Molto forte sulle corde. Stringo il plettro negli assoli e lo tengo un poco più libero nelle ritmiche. Cambio impostazione e modo di tenere il plettro a seconda del suono che voglio.
  • Studio la maggior parte del tempo a velocità ridotta (dai 40 agli 80 BPM, se si tratta di sedicesimi scendo anche a 25-30 BPM) e mi sfido a suonare con la stessa enfasi che applicherei a velocità normale, senza concedermi imprecisioni (che comunque accadono) anche se il brano è rallentato a 40 BPM di metronomo.
“Mentre accompagni per ottenere un effetto percussivo, prendi le corde anche con il dito! Soprattutto con l'unghia. L'unghia generalmente si consuma e si rompe, così mi nascono bolle e piaghe sanguinolente...”
The Edge. Guitar Player, giugno 1985


Stato d'animo
Quando studio, ragiono su tutto ciò che faccio: se un passaggio difficile suona bene ma mi accorgo di aver rallentato la respirazione (per ansia) rallento il metronomo fino a quando provo tranquillità e benessere.Quando suono dal vivo non penso assolutamente a nulla! E così via...
Ciao, cia, ci,c. Bum!
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